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intermediario appropriato Associazione

Associazione come intermediario appropriato

Tra i compiti che un’associazione svolge per la risoluzione dei problemi dei propri assistiti c’è senz’altro quello di interfacciarsi con le istituzioni, assumendo la funzione di associazione come intermediario appropriato. Un’azione importante per le associazioni perché la rappresentanza di un gruppo di pazienti e famiglie è questione delicata.

Ma per quale ragione in moltissimi casi, ci troviamo a relazionarci con il pubblico per risolvere delle problematiche?

Per rispondere a questa domanda è doveroso fare un’importante precisazione. Si devono chiarire quali sono i rapporti economici e sociali dei due diversi enti in questione. L’associazione ha spesso un budget limitato ma è l’unica figura capace di leggere le difficoltà delle famiglie e dei pazienti perché agisce in modo settoriale e a stretto contatto con i pazienti. Al contrario, l’ente pubblico ha una disponibilità economica molto più ampia per intervenire ma spesso non vive quotidianamente le difficoltà delle famiglie perché agisce per macro aree. Tutti e due però sono accomunati dalla priorità del “problem soling”. E’ necessario che i diversi fattori si incastrino tra loro per formare un puzzle ordinato e proficuo. Ed è proprio in questo spazio vuoto, fatto di asimmetrie informative tra famiglie ed enti pubblici che l’ambiente associativo deve collocarsi.

L’associazione diventa così “un intermediario appropriato” al ruolo e rappresenta la prima fonte utile di supporto e di dialogo per gli enti pubblici.

Affinché ci sia una comunicazione positiva e che si possa arrivare ad azioni efficaci è importante che l’associazione adotti cinque requisiti fondamentali. Il primo è che si deve far sentire ma con un’impostazione professionale. La seconda è che la sua azione sia finalizzata alla collaborazione. La terza è che deve rispettare il lavoro degli interlocutori pubblici che si trova davanti. La quarta è di agire secondo le leggi e lavorare con il pubblico per migliorarle. Infine non deve andare a spada tratta verso i suoi assistiti ma creare insieme agli enti e famiglie “struttura”. ISAV crede che i problemi di un malato vengono risolti con un dialogo duraturo, con una condivisione di progetti strutturali, dove l’una (associazione), è spalla dell’altro (ente pubblico). E’  l’unione d’intenti a fare la differenza.

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