Cure palliative e suicidio assistito: la posizione della SICP

La Società Italiana di Cure Palliative (SICP) ha pubblicato il suo Position Paper, scopri qui, sul rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito (SMA). Il documento è stato approvato dal Consiglio Direttivo il 5 giugno 2026, al termine di oltre un anno di lavoro del Comitato per le questioni etiche (COMETE). L’obiettivo è offrire un contributo scientifico e multidisciplinare a un tema sempre più centrale nel dibattito sanitario, etico e giuridico italiano, anche alla luce delle recenti pronunce della Corte costituzionale. Un gruppo di 25 professionisti, tra medici, infermieri, psicologi, bioeticisti, giuristi, filosofi e assistenti spirituali, ha elaborato il Position Paper. Il documento punta a superare le contrapposizioni e a mettere al centro la tutela della persona malata e della sua dignità.

Cure palliative e suicidio medicalmente assistito: due percorsi distinti

Il Position Paper sottolinea una differenza fondamentale: cure palliative e suicidio medicalmente assistito rappresentano due risposte profondamente diverse a bisogni differenti. Le cure palliative hanno l’obiettivo di alleviare la sofferenza, migliorare la qualità di vita e accompagnare il paziente fino alla morte naturale, senza anticiparla né ritardarla per saperne di più clicca qui. Il suicidio medicalmente assistito, invece, prevede l’anticipazione volontaria della morte come risposta a una sofferenza ritenuta insopportabile. La distinzione, secondo la SICP, risiede soprattutto nell’intenzionalità dell’intervento e nella diversa concezione di dignità che caratterizza le due scelte.

Il ruolo delle cure palliative nella valutazione delle richieste di SMA

Il documento evidenzia l’importanza di coinvolgere le équipe di cure palliative nella valutazione delle richieste di suicidio medicalmente assistito. Grazie alle loro competenze, gli specialisti possono valutare la sofferenza fisica, psicologica, sociale e spirituale della persona. Possono inoltre verificare se il paziente abbia avuto accesso a un percorso assistenziale completo e a cure palliative di qualità. La SICP richiama anche il concetto del “gap di Calman”, secondo cui la qualità di vita percepita dipende dalla distanza tra le aspettative della persona e la realtà della malattia. Le cure palliative puntano a ridurre questo divario attraverso il controllo dei sintomi, il sostegno relazionale e la ridefinizione degli obiettivi di vita.

Estraneità alla fase attuativa e quadro normativo

Pur riconoscendo l’importanza del proprio contributo nella fase di valutazione, la SICP ribadisce che le strutture della rete di cure palliative devono rimanere estranee alla fase di attuazione del suicidio medicalmente assistito. L’obiettivo è preservare l’identità delle cure palliative ed evitare che vengano associate all’anticipazione della morte. Allo stesso tempo, questa scelta tutela la libertà delle persone che desiderano essere accompagnate e assistite fino al termine naturale della vita.

Il Position Paper richiama inoltre il quadro normativo italiano, definito dalle sentenze della Corte costituzionale e ancora privo di una legge nazionale organica. Il documento evidenzia infatti il rischio di disuguaglianze tra le diverse Regioni nell’accesso al suicidio medicalmente assistito.

La SICP ribadisce infine il valore dell’autonomia del paziente, della comunicazione trasparente e del consenso informato, principi che rappresentano il fondamento della moderna medicina palliativa.

Per conoscere meglio l’iter collegato all’attivazione delle cure palliative per le persone affette da SLA, clicca qui.

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