Assegno ordinario di invalidità: arriva l’aumento dall’INPS

Negli ultimi mesi sono arrivate diverse novità importanti in merito all’assegno ordinario di invalidità. Parliamo di cambiamenti che possono avere un impatto concreto sulla vita di molte persone, come i pazienti SLA. Un cambiamento radicale arriva dall’INPS che supera un divieto imposto dalla riforma Dini, concedendo la possibilità di un aumento a molti pensionati. 

Conoscere i propri diritti per i pazienti e le loro famiglie è il primo passo per potersi tutelare, e affrontare con maggiore consapevolezza il loro percorso di malattia. E anche un aggiornamento normativo come questo può diventare un aiuto concreto nella quotidianità. 

Una novità dall’INPS: possibile aumento dell’assegno ordinario di invalidità

Il 25 febbraio 2026, con la circolare n.20, clicca qui, l’INPS ha introdotto una novità. Di cosa si tratta? 

E’ stato stabilito che anche gli assegni ordinari di invalidità calcolati con il sistema contributivo potranno essere aumentati fino all’importo minimo previsto dalla legge. In altre parole, chi è invalido e percepisce una pensione molto bassa, calcolata esclusivamente con il sistema contributivo, oggi può avere diritto a un’integrazione economica. Un cambiamento che arriva a seguito di una decisione della Corte Costituzionale con la sentenza n.94/2025. In questa occasione si è stabilito che escludere questi assegni dall’integrazione non era corretto. Infatti, fino ad oggi l’integrazione al minimo era riconosciuta solo agli assegni calcolati con il sistema misto o retributivo.  

E’ importante sottolineare che ci si riferisce all’assegno ordinario di invalidità di natura previdenziale, scoprilo nel dettaglio, qui. Ossia destinato a chi lavora ma ha una capacità di guadagno ridotta a meno di un terzo a causa di motivi di salute. Allo stesso tempo per averne diritto, servono almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati negli ultimi 5 anni.

Cosa significa “integrazione al minimo”

Per capire meglio questa novità, è utile comprendere cosa si intende per integrazione al minimo. Nello specifico, ogni assegno ordinario di invalidità viene calcolato sulla base dei contributi versati. Tuttavia, quando l’importo è troppo basso, lo Stato può intervenire per portarlo a una cifra considerata minima e necessaria per vivere. 

Nel 2026  il trattamento minimo stabilito è di circa 611 euro al mese. Questo vuol dire che, se una persona percepisce un assegno più basso ,può ricevere un’integrazione che gli permetta di raggiungere questa cifra. Ovviamente questo è possibile, solo a condizione che vengano rispettati determinati requisiti. 

A chi spetta l’integrazione al minimo e come richiederlo?

Le nuove regole dell’INPS sono valide dal 1° agosto 2025. Di conseguenza non sono previsti arretrati per gli anni precedenti. 

L’integrazione al trattamento minimo può essere riconosciuta d’ufficio dall’INPS. E’ importante tenere presente che questa integrazione non è riconosciuta automaticamente a tutti.  Il diritto dipende in particolare dal reddito. Il trattamento minimo spetta : 

  • interamente quando il reddito personale complessivo del pensionato è inferiore 7.954,05 euro annui; 
  • parzialmente se il reddito supera 7.954,05 euro ma resta sotto 15.908,10 euro. 

Invece, per le pensioni liquidate dal 1° gennaio 1994 si tiene conto anche del reddito coniugale. In questo caso, l’integrazione spetta per intero se il reddito è inferiore a 31.816,20, mentre se supera questo limite resta sotto 39.770,25 euro spetta in misura ridotta. 

In alcuni casi l’INPS può applicare l’aumento in maniera automatica, ma non sempre. Nel caso in cui i dati sul reddito non sono aggiornati, sarà necessario intervenire. E’ possibile infatti presentare una richiesta per il ricalcolo dell’assegno. In questo modo si può ottenere l’integrazione e, se spettano, anche gli arretrati a partire da agosto 2025.

Basta controllare il proprio fascicolo previdenziale INPS, verificare l’importo dell’assegno e accertarsi della correttezza dei redditi. 

L’INPS sottolinea come saranno considerate le domande relative all’integrazione al minimo. In particolare, le domande presentate dopo la pubblicazione della sentenza seguiranno le nuove regole. Mentre le richieste presentate in precedenza, ma in lavorazione, verranno esaminate nuovamente. Infine, chi invece in passato aveva ricevuto un rigetto può chiedere il riesame, se non c’è stata una sentenza definitiva.

Per chi vive con la SLA, anche un aumento relativamente contenuto dell’assegno di invalidità può rappresentare un aiuto concreto. Può essere un contributo per coprire parte delle spese, alleggerire il carico economico della famiglia e/o offrire un minimo di sicurezza in una situazione già complessa.

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